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Giovanni Paolo II Intervista con Frossard

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DALL' INTERVISTA AD ANDRE' FROSSARD

"La lettura di quel libro ha segnato nella mia vita una svolta decisiva. Ho detto svolta, benché si tratti di un lungo cammino interiore che ha coinciso con la mia preparazione clandestina al sacerdozio. Proprio allora mi capitò tra le mani questo singolare trattato, uno di quei libri che non basta aver letto. Ricordo d'averlo portato con me per molto tempo, anche nella fabbrica di soda, tanto che la sua bella copertina era macchiata di calce. Rileggevo continuamente, l'un dopo l'altro, certi passi. Mi sono ben accorto che al di là della forma barocca del libro, si trattava di qualcosa di fondamentale. Ne è conseguito che alla devozione della mia infanzia e anche della mia adolescenza verso la Madre di Cristo si è sostituito un nuovo atteggiamento, una devozione venuta dal più profondo della mia fede, come dal cuore stesso della realtà trinitaria e cristologica.

Mentre prima mi trattenevo, nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo invece di aprirgli la strada, alla luce del Trattato di Grignion de Montfort compresi che accadeva in realtà ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo. Non c'è pericolo dunque che l'uno impedisca l'altro.


Grignion de Montfort ci introduce nella concatenazione stessa dei misteri di cui vive la nostra fede, che la fanno crescere e la rendono feconda. Più la mia vita spirituale si è imperniata sulla realtà della Redenzione, più l'abbandono a Maria, nello spirito del santo Louis Grignion de Montfort mi è parso come il modo migliore di partecipare con frutto ed efficacia a quella realtà, per attingervi e per condividerne con gli altri le ricchezze inesprimibili".


Importanti le parole conclusive dell'intervista: 'La mia devozione mariana così modellata dura da allora. E' parte integrante della mia vita interiore e della mia teologia spirituale. Si sa che l'autore del Trattato definisce la sua devozione come una forma di schiavitù. La parola può urtare i nostri contemporanei. Per conto mio, non vi trovo alcuna difficoltà. Penso che si tratti di una sorta di paradosso come se ne trovano spesso nei Vangeli, poiché le parole santa schiavitù significano che non potremmo usare meglio la nostra libertà, il più grande dei doni che Dio ci ha dato".



Da: André Frossard dialoga con Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura!", Rusconi, Milano 1983, 157-160

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