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Giovanni XXIII

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PAPA GIOVANNI XXIII E I MONFORTANI

Nella gioia universale per la elezione a Sommo Pontefice del Cardinal Angelo Giuseppe Roncalli vi è una nota particolare per i Figli di San Luigi-Maria di Montfort. Il nuovo Papa, possiamo ben dire, è di famiglia nelle nostre due Congregazioni. Da lunghi anni. Almeno dal 1926.

In una visita molto cordiale da Lui fatta nel 1948, quando era Nunzio a Parigi, alla culla delle nostre Famiglie Religiose, St Laurent sur Sèvre, Egli stesso dichiarò che la conoscenza e la stima per gli eredi del Grande Apostolo della Madonna, San Luigi-Maria, risalivano al tempo in cui era giovane Sacerdote a Bergamo.

Ma la circostanza che lo fece entrare da noi come uno di casa fu la consacrazione del Santuario della Regina dei Cuori nella nostra Scuola Apostolica di Redona di Bergamo.

L'Ordinario Diocesano di allora, Mons. Luigi Marelli, impedito dalle malferme condizioni di salute, delegò Monsignor Roncalli, da un anno Vescovo titolare di Aeropoli e Visitatore Apostolico della Bulgaria, a compiere il rito. Il futuro Papa accettò con entusiasmo: sarebbe stata quella la prima chiesa del suo episcopato!

Compì la cerimonia non solo con esattissima accuratezza liturgica, durando nella medesima quattro ore: dalle 7 e mezzo alle 11 e mezzo di quel sabato 29 ottobre, vigilia della prima celebrazione della festa di Cristo Re; ma con una pietà che impressionò vivamente tutti i presenti.
"Aveste visto - scriveva il Padre Callisto Bonicelli ch'era nel numero come accompagnatore del venerato P. Uberto-Maria Gebhard, fondatore della nostra Scuola Apostolica e del Santuario - aveste visto con quale profonda pietà Monsignore venne compiendo questi riti di un meraviglioso crescendo di bellezza! Era trasparente la sua gioia intima di dedicare al Signore un Tempio sì bello; e qual profonda emozione sempre nuova per noi ogni qual volta lo sentivamo con la sua voce forte scandire le parole rituali, ritornanti sì spesso nel corso della cerimonia: "Sia santificato e consacrato questo Tempio nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, in onore di Dio e della gloriosa Vergine Maria Annunziata Regina dei Cuori e di tutti i Santi…". Certo la pietà visibile di sua Eccellenza contribuì a render più bella la funzione già tanto attraente e più caro altresì il ricordo imperituro che conserviamo" (R.d.C., dic. 1926, pag. 276).
Una spiccata nota mariana diede il Vescovo Consacratore quando alla preghiera rivoltagli dal Padre Gebhard perché volesse applicare la Messa Pontificale, ch'Egli officiò subito dopo la Consacrazione del Santuario, secondo le intenzioni della Madonna, rispose:
- Ben volentieri, poiché non c'è migliore Oblatrice!
Come ci teneva Mons. Roncalli alla memoria di questa Consacrazione!
Per circostanze indipendenti dalla buona volontà, non fu messa subito una lapide che la ricordasse. Più d'una volta Egli ci fece presente la cosa, richiamandosi a una precisa norma canonica: ci teneva come al ricordo del suo primo amore di Vescovo. E mostrò tutta la sua soddisfazione quando, incontrandomi con Lui nella Nunziatura di Parigi, potei fargli sapere che la lapide era a posto con una bella epigrafe latina di Padre Pietro Oger S.M.M. Ora ci faremo premura di completare l'iscrizione per dire che il Consacratore di quel Santuario è stato assunto nel 1958 ai fastigi del Pontificato Romano.
Non parlo degli incontri particolari avuti da vari Padri e Suore delle Famiglie Monfortane col futuro Giovanni XXIII: la calorosa accoglienza fatta al Rev.mo Padre Generale, p. Alessandro Josselin, accompagnato dal Rev.mo Procuratore Generale P. J.M. Le Bail e dal sottoscritto per la visita in occasione delle elevazione alla Sacra Porpora; l'intima familiarità di Lui col nostro Missionario in Africa, P. Remigio Villa, nativo della parrocchia che confina con Sotto il Monte, Carvico, e della generosa ospitalità offertagli nel palazzo patriarcale di Venezia alla vigilia del reimbarco per la Missione; della cordiale gentilezza usata con me a Parigi, e come lo sentii vibrare di entusiasmo parlando della vita eroica del nostro Padre Hillereau, morto Patriarca di Costantinopoli nel 1855, e del quale Mons. Roncalli, nei dieci anni di Delegazione Apostolica in Turchia, aveva raccolti a distanza di un secolo echi ammiratissimi; né finalmente della Visita di Lui a Saint-Laurent-sur Sèvre alla duplice Casa Madre dei Figli e delle Figlie di San Luigi-Maria.
Diciamo invece qualcosa della parte ufficiale che volle prendere per solennizzare la canonizzazione del Santo Fondatore.

A Redona di Bergamo, la domenica 21 settembre 1947.

Mons. Roncalli, da due anni Nunzio a Parigi, in soggiorno estivo a Sotto il Monte, accettò con la più cordiale condiscendenza l'invito a presiedere le celebrazioni intese a festeggiare il grande avvenimento romano del 20 Luglio di quell'anno: l'elevazione ai supremi onori degli Altari di San Luigi-Maria.

Trascorse la giornata con noi, tenendoci una solenne Messa Pontificale la mattina nella capace chiesa parrocchiale del paese e partecipando alla memoranda processione pomeridiana, nella quale, con la Reliquia del Santo, venne portata pure la statua del medesimo su un carro addobbato, tirato da due cavalli prosperosi gualdrappati e impennacchiati.

Ci fece piacere soprattutto il bel panegirico che il nunzio disse del Santo al Vangelo del Pontificale. Ecco come lo trovo riassunto nei nostri annali:
"Con voce calda il Rappresentante del Santo Padre ha messo in rilievo prima di tutto la santità vigorosa di San Luigi-Maria, il suo carattere vivace, ardito, impetuoso, santamente originale ed eroico, fiero della povertà e dell'ignominia della Croce, e lo spirito del quale ha saputo permeare i suoi Missionari e le Figlie della Sapienza, felice di cantare morendo la dolcezza di Nostro Signore Gesù Cristo. Il Nunzio presentò poi il Missionario, emulo di San Francesco Saverio, precursore di S. Alfonso come predicatore della SS. Vergine. Bergamo lo deve invocare in modo tutto particolare, dato che si vanta di essere la Vandea d'Italia. È il Montfort infatti che ha suscitata la fede invincibile di Vandeani nel secolo XVIII, una fede conservata fino ai nostri giorni".

A Pontchâteau il 13 giugno 1948

Nella Patria di San Luigi-Maria, nello scenario del grandioso Calvario di Pontchâteau, quel Calvario che fu la croce più grossa della sua vita tribolata, si conclusero con un trionfo incomparabile i festeggiamenti che si erano tributati un po' dappertutto in Francia al nuovo Santo.

Mons. Roncalli accettò di presiedere quell'apoteosi. Si vide circondato per la circostanza da sette Vescovi, dei quali tre delle Missioni, dai Superiori Maggiori delle Congregazioni Monfortano, da una folla di Sacerdoti e di chierici e da una massa di popolo calcolata a duecentomila persone. Un vero mare di gente nello spiazzo immenso dove i Monfortani, riprendendo e ampliando il disegno del Santo Fondatore, hanno creato in Francia una specie di Terra Santa in iscorcio.
Dall'alto del Calvario, ai piedi del grande Crocifisso che gli fa da vertice sacro e che riempie di sé tutto il complesso monumentale, Mons. Roncalli impartì la benedizione finale.
"Mai come allora, mi confidava, ho provato quel che deve sentire il Papa quando dalla Loggia esterna di S. Pietro vede ai piedi la folla accalcata nella Piazza". Un presagio?

Concludiamo col sottolineare una perfetta consonanza tra l'anima di Papa Roncalli e l'anima del Montfort, una consonanza che si è resa percepibile facendoci vedere in ambedue lo stesso identico respiro pienamente cattolico e missionario, impaziente di conquiste limitate solo dai confini stessi del mondo; un mondo da condurre tutto all'unità nell'amore di Cristo e della Vergine.
Il 29 Ottobre 1926 il giovane Vescovo Visitatore della Bulgaria ripeteva con accento di passione, una passione che l'aveva, diceva Egli, tormentato perfino nel sonno, il grido finale lanciato all'universo da S. Luigi-Maria nella Preghiera Infuocata: "Al Fuoco! Al fuoco! Al fuoco! Aiuto! Aiuto! Aiuto!" e ci additava nella figura monfortana di Giacobbe che presenta alla madre i due capretti, un ideale per le nostre preghiere e per i nostri sacrifici: chiudere in un solo abbraccio i Cristiani d'Oriente e d'Occidente, per presentarli così uniti a Maria nostra Madre e per Lei al Padre che sta nei cieli.


P. Pasquale Buondonno
Fonte: Madre e Regina XII (12/1958) 265-269


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