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Missionari Monfortani d'Italia

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P. Tarcisio Betti (1913-1994)






Nascita: 30.04.1913 - Adrara S. Rocco (Bg)
Professione: 20.09.1932 - Redona di Bergamo
Ordinazione: 12.03.1938 - Loreto (An)
Morte: 07.06.1994 - Redona-Villa Montfort
Sepoltura: Adrara S.Rocco (Bg)

Tarcisio Betti nasce ad Adrara S. Rocco (Bg), il 30 aprile 1913. Figlio del sagrestano del paese, la chiesa parrocchiale gli diventa presto familiare. Nel 1923 entra alla Scuola apostolica di Bergamo, che è ai suoi primi anni di vita. Vive il noviziato a Redona ed emette i primi voti il 20 settembre 1932. Compie gli studi filosofici e teologici prima a Roma, a Propaganda Fide, e poi a Loreto (An). E’ ordinato sacerdote nella Basilica della Santa Casa il 12 marzo 1938, assieme ad altri 14 confratelli. Nella domanda di ammissione alla professione perpetua, padre Tarcisio esprime al Superiore Generale il suo forte desiderio di partire “per la missione dove c’è più miseria”.

Il 28 febbraio 1939 salpa, a bordo del "Giulio Cesare", in compagnia di padre Mario Caccia, verso lo Shiré (poi Nyassaland, ora Malawi). I primi anni di lavoro missionario sono segnati dalla guerra mondiale, che si fa sentire anche in Africa, dove gli italiani sono "nemici" degli inglesi. Quando la situazione si normalizza, si immerge totalmente nel suo ideale di vita: portare il vangelo alla gente dei villaggi, viaggiando molto, organizzando la catechesi, celebrando i sacramenti. Negli anni '50 i Monfortani d’Europa si rendono maggiormente presenti e responsabili nei confronti delle missioni e camminano verso un progetto nel quale ogni Provincia possa avere la "sua" missione. Alla Provincia italiana, in pieno sviluppo, viene ritagliata una zona nel territorio di Zomba. Padre Tarcisio è nominato "delegato" del Provinciale per gestire questa delicata fase di transizione, fatta di frequenti nuovi arrivi dall'Italia, con i relativi problemi di inserimento, con la "occupazione" di posti di missione precedentemente affidati ad altri missionari monfortani. Non mancano momenti difficili e di tensione, che egli affronta con il suo stile franco e semplice, a volte quasi rude e sbrigativo, ma sempre orientato alla più efficace e rapida attuazione dell'ideale missionario che porta in cuore. Negli anni '70 la transizione si è compiuta: il gruppo di missionari italiani lavora nella nuova diocesi di Mangochi. Le nuove generazioni prendono le redini della situazione. Padre Tarcisio ritorna al suo lavoro missionario di base: catechesi, evangelizzazione diretta, visite nei villaggi... In questo periodo si manifestano i primi sintomi della sclerosi multipla che pian piano lo obbliga alla carrozzella. Ma non si ferma, anzi padre Tarcisio diventa il testimone, la memoria storica del gruppo che comprende ora più generazioni di missionari.

A malincuore nel 1987 accetta di rientrare in Italia e stabilirsi a Villa Montfort. Ottimista e sempre rivolto al suo ideale missionario, rimane informato su tutto, prega, suscita e mantiene relazioni con amici e benefattori delle missioni. Negli ultimi tempi peggiora anche l'uso della parola e il cuore si indebolisce. Solo il suo spirito rimane indomito fino all'ultimo. Finisce il suo pellegrinaggio terreno il 7 giugno 1994. Padre Tarcisio riposa nel cimitero di Adrara S. Rocco (Bg).

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