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DISCOURS DU PAPE PAUL VI
AUX SUPÉRIEURS, CONSEILLERS ET CAPITULANTS DE LA
COMPAGNIE DE MARIE ET DES FRÈRES DE SAINT-GABRIEL
Lundi 31 mars 1969

Chers Fils,
C'est une joie pour Nous de saluer, d'encourager et de bénir, surtout au cours d'une même rencontre, les Supérieurs, Conseillers et Capitulants de la Compagnie de Marie et des Frères de Saint-Gabriel. Vous terminez en ce moment les travaux de vos chapitres généraux. La Compagnie de Marie vient d'élire à sa tête le Très Révérend Père Marcel Gendrot, pour lequel Nous formons les vœux les meilleurs, et Nous avons déjà eu le plaisir de recevoir le Très Révérend Frère Romain Landry, Supérieur général des Frères de Saint-Gabriel.

Durant cette session, vous avez puisé, les uns et les autres, votre renouvellement spirituel à la même source, le charisme de Saint Louis Marie Grignion de Montfort, qui, en son temps, a su évangéliser en profondeur le peuple de Dieu. Et sur ses traces, à la lumière du Concile et de votre expérience, vous avez cherché comment assurer aujourd'hui un service semblable, selon la spécialisation qui vous est propre, prédication ou éducation. Nous savons le dévouement régulier que vous apportez à votre tâche d'Eglise, soucieux de donner, d'entretenir ou d'approfondir le sens de Dieu, dans des cercles de plus en plus larges. La diversité des Capitulants, venus de nouvelles "provinces", jadis considérées comme lointaines, ne témoigne-t-elle pas de la qualité de votre œuvre missionnaire et de sa vigoureuse expansion?

Nous vous en félicitons. Nous vous encourageons à continuer de réveiller, avec l'aide de Marie, le désir du Christ qui sommeille dans l'âme de tant de nos contemporains, et à préparer pour demain ces chrétiens solides qui seront la fierté des peuples, la lumière de leur civilisation, le levain de leurs communautés catholiques. De grand cœur, Nous vous accordons, et en premier lieu à vos Supérieurs généraux et à leurs Assistants, ainsi qu'à tous les religieux, prêtres et frères, que vous représentez, Notre paternelle Bénédiction Apostolique.



Trascrizione del discorso che il S. Padre ha pronunciato prima di leggere quello ufficialr preparato in antecedenza e riportato dall'Osservatore Romano.

Come spesso ci capita, Noi dobbiamo cominciare le nostre udienze chiedendo indulgenza e scusa ai nostri visitatori perchè invece di riceverli come vorremmo, con l'impeto del cuore e farli subito contenti, dobbiamo sempre infliggere un'attesa... Ma le cose di Dio hanno sempre le vigilie, hanno sempre i momenti di preparazione; le cose dobbiamo desiderarle! E così via. Non è forse la preparazione più dilettevole, ma confidiamo che sia la più proficua e quindi anche voi, se avete portato un po' pazienza nell'attendere questa nostra venuta, avrete certo guadagnato un pezzo di Paradiso, e non è male...

E dobbiamo anche fare qualche altro punto di prefazione. La prima è la brevità e la semplicità di questa udienza, tanto che dobbiamo accomunare due Famiglie Religiose, mentre a ciascuna vorremmo riservare un momento di speciale colloquio e conversazione. Sappiate che questo non indica una minore considerazione di quello che voi siete, di quello che voi rappresentate, e tanto meno una minore stima della Famiglia Religiosa alla quale appartenete.

Vorremmo avere tempo, vorremmo avere molto più tranquillità, proprio per questi incontri che si motiplicano, che diventano sempre più numerosi e più frequenti, anche perchè oggi si viaggia molto di più di ieri. Per noi questa è una grande consolazione, ma ci mette nell'esperienza dei limiti del tempo, delle forze tante volte; e, quindi, questo ancora vogliamo dirvi: non crediate che le pochissime parole, che adesso Noi vi diremo, - e per farci meglio comprendere diremo in francese, - non crediate che queste siano la misura del nostro affetto. L'affetto è molto più grande e più durevole che non la brevità e la semplicità del discorso; e sappiate che abbiamo sempre nel cuore della considerazione di che cosa è oggi una famiglia religiosa, una comunità, varia per la derivazione dei suoi membri, per la ubicazione che è diffusa nel mondo, e soprattutto per i problemi, per i problemi spirituali nuovi che sono sorti e maturati, specialmente dopo che il Concilio ha suscitato tante nostre interrogazioni, tante domande e tante esortazioni: bisogna modificare, bisogna perfezionare, bisogna riesaminare, bisogna tornare indietro, bisogna andare avanti: tutto questo ha certamente suscitato in ogni famiglia religiosa.

Non vorrei dire che la famiglia religiosa sia un organismo fragile, perchè invece, di solito, sono organismi molto solidi, molto compatti, che hanno una coesione interna meravigliosa; ma è un organismo difficile e investita com'è per questa pluralità di domande, di questioni, di doveri, di trasformazioni, di novità, ogni famiglia religiosa è diventata un po' trepidante, diventata magari più feconda, più promettente per il domani, più buona, più santa nei suoi propositi e anche nelle persone che la compongono, ma anche più delicata e più difficile di quanto non fosse prima.

Ebbene, queste situazioni sappiate che sono molto presenti nell'anima del Papa: vi conosce, vi sa, vi segue, vi comprende, alcune volte soffre con voi, trepida, alcune volte anche condivide l'amarezza di vedere qualche debolezza o qualche defezione - non dico nelle vostre famiglie, ma in genere - avviene questo nel campo della Chiesa.

E' un momento, si direbbe, difficile, com'è sempre il tempo della fecondità. Il contadino che ara il suo campo, sembra che lo sconvolga, che lo metta tutto sossopra; ma è proprio questa aratura che prepara la fecondità di domani e così via. Ebbene, vogliamo che ci sentiate vicini ai vostri problemi, che ci sentiate interessati al vostro benessere, che sappiate che abbiamo più che fiducia, più che fiducia in ciò che siete e in ciò che fate,... abbiamo bisogno, abbiamo bisogno: la Chiesa ha bisogno di voi!

Se voi vi mettete in questa persuasione, nel luogo che ciascuno occupa e nel complesso organizzativo che voi rappresentate... in questa persuasione: la Chiesa ha bisogno di me, la Chiesa ha bisogno di noi, vedrete due cose:

Prima, sorge dall'interno la testimonianza dello Spirito: mi son fatto religioso, perchè?... per questa ora, per questo momento... per dare davvero la testimonianza; che io sprigionassi dalla mia vocazione, non per essere intruppato in una famiglia religiosa e seguire come in processione, un andamento tranquillo, ma per essere testimonio. "Ipse Spiritus testimonium reddit spiritui nostro, quod sumus filii Dei". Sentirete la voce dello Spirito Santo perchè siete stati docili alla sua prima chiamata: la vocazione. Lo sentirete che già nella vostra anima vi dice:
"Adesso è il momento di essere fedele,
adesso è il momento di essere forte,
adesso è il momento di dare tutto se stesso,
adesso è il momento di esprimere il mio grande "sì" di amore a quel Dio che si è degnato di chiedere di essere riamato da noi!".

E una seconda cosa troverete: che anche i problemi esteriori organizzativi delle vostre opere, della vostra convivenza, delle vostre regole ecc. se sono affrontati con questa pienezza interiore, si semplificano, anzi diventano una palestra per l'esercizio di quella virtù di amore, di servizio alla quale siete votati.

Io auguro davvero che i vostri Capitoli Generali servano ad accrescere questa fecondità delle vostre rispettive Famiglie Religiose. Ciascuno di voi ha in mano delle cose preziosissime: chiese, anime, scuole, l'affermazione della pietà e della cultura cristiana; avete delle cose meravigliose di cui la Chiesa si gloria e di cui la Chiesa, dicevamo, ha bisogno, ma di cui non solo la Chiesa nell'interno suo, ma il mondo, il mondo che ci circonda, il mondo che sembra, refrattario, contro la nostra testimonianza, e che invece ha tanto bisogno forse, tanto attesa del nostro esempio, della nostra virtù, della nostra fedeltà... di questo fenomeno, che è il religioso, l'uomo consacrato che si priva di tutto per dire un "sì" d'amore a Cristo e alla sua Croce.

Quindi sappiateci vicini, sappiate che condividiamo le vostre pene e le vostre speranze e che alla fine, vi daremo a tutti una benedizione quanto grande, ricca, feconda, gioiosa può partire dal minstero di Colui che ha il grande e soverchiante compito di rappresentare Nostro Signore Gesù Cristo.

(fonte: Fratres in Unum 29 (Anno XI) maggio 1969)

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