Menu principale:
(Anno C) (11/7/2010)
Vangelo: Lc 10,25-37
«Va' e anche tu fa' così»
Confesso che mando spesso a quel paese chi cerca di tirarmi in discussioni religiose solo così per provocare. Gesù è più bravo. Proprio perché è salvatore, non manda via il dottore della legge che lo interroga per metterlo alla prova. Sta al gioco e con un minimo "trucco" lo porta a rispondersi da solo e a compromettersi.
La domanda è: che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Le possibilità di risposta sono praticamente due: il mettere Dio e solo lui al centro della propria vita e dei propri affetti secondo tutta la tradizione biblica e il prendersi cura dei propri fratelli, specie dei più indifesi, per solidarietà di popolo, senza di che - come diceva Isaia- anche il culto più solenne è del tutto vano.
Il tranello che il dottore della legge tende a Gesù però è miserando. Ai tempi di Gesù e già prima coi profeti è nota la raccomandazione a congiungere i comandamenti dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo. Ma il Signore fa camminare il suo interlocutore. Alla luce di tutta la Bibbia lo porta a fare dei due comandamenti non due entità distinte se pure correlate, ma un comandamento unico, inscindibile, capace davvero, se osservato, di dare vita all'umanità.
Ma noi cristiani di oggi abbiamo davvero capito e accettato che i due comandamenti sono in realtà un comandamento solo? A volte c'è da domandarselo. Infatti da una parte si possono incontrare cristiani spiritualisti tutti centrati sull'amore di Dio e sul culto più curato, ma scarsamente impegnati sul versante della solidarietà e dall'altra cristiani completamente sbilanciati sul sociale e del tutto disinteressati alla preghiera e al culto. E comunque c'è ancora chi è dell'idea che il prossimo sia costituito dai "nostri". Proprio come il dottore della legge di cui parla il Vangelo, che era fermo alla prassi se non alla dottrina di ambienti giudaici ristretti per i quali vigeva il detto "Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico".
Gesù, salvatore dell'uomo, per salvare quell'esperto della legge e anche noi racconta la parabola del samaritano, che ribalta il modo di porre il problema. Alla base del nostro comportamento in questa materia, se notate, sta la domanda: chi son tenuto ad aiutare in caso di bisogno? Gesù invece ci chiede: da chi vorresti essere aiutato in caso di bisogno? Egli ci fa mettere nei panni del malcapitato che si trova mezzo morto ai bordi della strada. Passano due soggetti significativi del suo popolo e della sua religione. Egli si sente salvo. E invece, con sua grande disperazione li vede passare oltre, uno dei due addirittura scansandolo vistosamente. Andateglielo a spiegare a quel disgraziato che il sacerdote e il levita avevano di sicuro delle buone e sante ragioni liturgiche o prudenziali per comportarsi come si son comportati. Il risultato è stato che al poveretto non son rimaste più molte speranze di sopravvivenza. Figuriamoci che cosa avrà pensato all'avvicinarsi di un samaritano, un nemico, uno scomunicato. È la fine. Sarebbe già carità se questo scomunicato passasse oltre come i precedenti e non infierisse definitivamente su di lui. La sua sorpresa è grande invece al vedere che il samaritano scende dal suo giumento, gli si avvicina con aria compassionevole e si prende cura di lui. Il seguito lo conosciamo. La conclusione di Gesù è quello che conta. "Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei ladroni?". Le disquisizioni legalistiche, di opportunità religiosa o politica, contano poco in certi casi. Quell'uomo sarebbe morto se nessuno fosse intervenuto.
Per verificare sulla nostra pelle le parole di Gesù, chiediamoci: se rimanessimo vittime di un incidente d'auto o di montagna, o di mare, rifiuteremmo il soccorso di un marocchino o di un albanese a rischio della nostra vita? Evidentemente no. Gesù dice al suo interlocutore e a ciascuno di noi: "Va' e fa' anche tu lo stesso".
Se leggiamo in filigrana questa parabola, possiamo vedere che Gesù parla di se stesso, Figlio di quel Dio, che con il peccato originale era stato emarginato, come un samaritano e che, ciò nonostante, si muove a compassione dell'uomo alla deriva, depredato dai suoi simili, abbandonato perfino da quelli da cui avrebbe diritto di aspettarsi aiuto e salvezza. Egli scende dal cavallo della sua maestà divina, si china sull'uomo ferito e lo salva. E poi dice a chi ha visto e ha capito: "Andate e fate così anche voi". E chi crede in lui potrà fare le stesse cose che ha fatto lui e, anzi, potrà farne anche di maggiori. La storia della Chiesa è lì tutta a dimostrare che molti hanno davvero capito e imparato.
don Giacomo Panfilo