San Luigi Maria di Montfort icona luminosa del presente

Si celebra oggi la festa liturgica di Luigi Maria da Montfort. La ricorrenza è ancora una volta l’occasione per ricordare con affetto e gratitudine un santo che non è una figura sbiadita del passato, ma un’icona sempre luminosa del presente.

San Luigi Maria muore il 28 aprile del 1716, durante la missione a Saint-Laurent-sur-Sèvre, dopo la sua ultima predica sulla dolcezza e la tenerezza dell’amore di Gesù. Muore giovane, a 43 anni, dopo sedici anni di vita missionaria, vissuti intensamente, pieni di zelo per il Vangelo, sempre in uscita da sé – direbbe papa Francesco – verso il Signore e le periferie esistenziali del suo tempo. Il desiderio di far conoscere Gesù e di riportare i cuori a Lui l’ha consumato! È stato un vagabondo sulle strade del Regno di Dio, con il vangelo e il breviario nella sacca – perché la Parola la si deve vivere prima di annunciarla e non si può parlare di Dio agli altri se non si parla a Dio nella preghiera – il bastone della croce in una mano e la corona del rosario nell’altra.

Nell’iscrizione che venne posta sulla sua tomba si legge: “come è vissuto, così è morto”! Contemplando come Luigi Maria è morto, si scopre per chi e per che cosa ha vissuto, quali sono stati i palpiti del suo cuore! Così i biografi raccontano i suoi ultimi istanti: «Prende nella mano destra il crocifisso che aveva portato con sé da Roma… e mette nella mano sinistra la statuetta della Santa Vergine che abitualmente portava sempre con sé. E, una dopo l’altra, baciava con tenerezza queste immagini, invocando Gesù e Maria». La sua vita sta tutta qui, collocata sempre tra Gesù e Maria! In primo luogo una vita per Dio Solo, totalmente donata a Gesù! Ha cercato e desiderato solo la Sapienza, l’amabile Gesù e lo ha incontrato vivente in Maria. Perché il suo cuore non smettesse mai di battere d’amore per lei, ha lasciato scritto: «Voglio che il mio corpo sia sepolto nel cimitero e il mio cuore sotto la predella dell’altare della Madonna»!

Continuano i biografi: «Qualche ora prima di morire, il popolo era assembrato alla porta della sua camera, domandando di poter entrarvi per ricevere la sua benedizione. Come sentì il brusio, ne chiese il motivo. Glielo dissero e lui pregò quanti erano accanto a lui di lasciarli entrare. Appena nella camera si misero tutti in ginocchio, per chiedere la sua benedizione piangendo e singhiozzando». Luigi Maria di Montfort è stato il prete della compassione verso tutti coloro che la società del suo tempo scartava. Faceva il catechismo ai poveri mendicanti, visitava ed esortava i prigionieri nelle carceri, consolava gli ammalati negli ospizi. Con i suoi gesti ha testimoniato la misericordia di Dio e non si è vergognato di toccare la carne di Cristo nella carne dei poveri. E loro sono venuti a cercarlo…

Cosa ci lascia san Luigi Maria da Montfort? L’invito a farci pellegrini sulle strade del Vangelo per conquistare a Cristo chi ha dimenticato il tesoro del battesimo, a coltivare un’intensa e vera devozione a Maria, a “uscire” verso le “periferie esistenziali” del nostro tempo, ad essere testimoni convinti e convincenti di vita cristiana!

Fedele discepolo di Cristo,
votato all’annuncio del Vangelo,
hai percorso la via della croce,

affidato alla Vergine Madre.
 
Limpida fu la tua fede,
nel contemplare i divini misteri,
ponendo in Dio ogni speranza,
godesti la pace dei puri di cuore.
 
Conquistato dal Verbo incarnato,
consegnasti te stesso a Maria,
la prendesti per tenera Madre,
le obbedisti da autentico figlio.
 
Nell’amare l’eterna Sapienza,
trovasti la gioia dell’anima tua,
ai piccoli apristi i segreti del Regno,
mostrando in Maria la perla preziosa.
 
Spinto dal vento che viene dall’alto,
seguisti le orme degli apostoli,
tutti esortando a vivere il Vangelo,
secondo gli impegni del santo lavacro.
 
Scorgendo Cristo nel volto dei poveri,
donasti loro tempo e denaro,
sulle ferite aperte dal male,
vino ed olio sostasti a versare.
 
Il tuo esempio vogliamo seguire,
servendo la Chiesa di Cristo,
che col Padre e lo Spirito Santo,
vive e regna nei secoli. Amen.
 
(da “La famiglia monfortana in preghiera”)

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