Il 25 aprile 2024, padre Giovanni Personeni ha celebrato il suo 25° anniversario di sacerdozio nel santuario della Madonna della Cornabusa. È stata una celebrazione vissuta con grande partecipazione da parte di tutta l’assemblea presente, insieme a tutti i familiari ed amici di p. Giovanni. Erano presenti anche diversi confratelli monfortani, insieme al nostro superiore provinciale p. Angelo Sorti. Nell’omelia, p. Giovanni ha sottolineato quanto la sua vocazione sia stata davvero un cammino ricco di grazia e di benedizione, ha soprattutto sottolineato quanto la scelta di essere monfortano non è stato il frutto di un caso, ma era già presente sin da bambino come egli stesso afferma: “Quando eravamo piccoli la mamma ci faceva pregare con una immaginetta dove sul retro era riportata una preghiera che iniziava con queste parole… “Consapevole della mia vocazione cristiana io rinnovo oggi nelle tue mani o Maria le promesse del mio battesimo”. Che sorpresa quando entrando nei monfortani ho scoperto chi aveva scritto queste parole. Era la parte centrale dell’Atto di Consacrazione del Montfort. Un caso? Non credo”. Lo stesso luogo dove p. Giovanni ha voluto celebrare il suo anniversario di sacerdozio, ha contribuito ad arricchire la sua vocazione missionaria, lasciandosi accompagnare amorevolmente dalla Vergine Maria che lo ha accompagnato in tutti questi anni di sacerdozio: “Qui al santuario della Cornabusa, dove i seminaristi monfortani, gli apostolini, venivano a piedi in pellegrinaggio da Redona, dalla scuola apostolica. Qui dove la Madonna è rappresentata addolorata, nell’atto di presentarci, di offrirci il suo Figlio Gesù, che ha dato la vita per noi”. Auguriamo a p. Giovanni di continuare il suo cammino sotto la guida della Vergine Maria, affinché sia sempre un missionario “tutto fuoco”, pronto a seguire e ad annunciare ovunque Cristo Sapienza Incarnata.
Mercoledì 24 aprile 2024 le quattro comunità parrocchiali della Val del Riso (BG) si sono radunate al santuario della Madonna del Frassino in Oneta per stringersi attorno a p. Francesco Ferrari che celebrava il suo XXV di Ordinazione Sacerdotale.
Nei suoi 25 anni di ministero sacerdotale p. Francesco ha avuto modo di esercitare il suo apostolato in diverse realtà non solo d’Italia, ma anche del Brasile e della Francia; da circa 2 anni è approdato nell’Unità Pastorale della Val del Riso che riunisce le parrocchie di Gorno, Oneta, Chignolo e Cantoni; insieme a 2 confratelli monfortani (p.Angelo Epis -parroco- e p. Aldo Bolis) è vicario parrocchiale e, pure, superiore e animatore della comunità monfortana, a cui, il 18 settembre 2022, la Diocesi di Bergamo ha affidato ufficialmente la cura pastorale di questa zona dell’alta Val Seriana.
Alla solenne Eucarestia di ringraziamento, presieduta da P. Francesco, era presente una numerosa rappresentanza di fedeli delle quattro parrocchie; con lui hanno concelebrato altri 5 sacerdoti, tra cui il superiore Provinciale, p.Angelo Sorti. Nell’omelia p.Angelo ha illustrato la figura del prete facendo riferimento ad un passaggio del romanzo “Il quinto evangelio” di Mario Pomilio, concludendo che “l’omelia più bella che dice il primato di Dio nella nostra vita è la vita stessa del prete” e augurando a p.Francesco “di essere capace ogni giorno di ritrovarti in quel Gesù che ti ha chiamato e ti ha amato e continua a chiamarti e amarti”.
Dopo la celebrazione eucaristica tutti hanno potuto trattenersi con p.Francesco per un momento di rinfresco e in amicizia.
Quest’anno la Solennità dell’Annunciazione del Signore è stata celebrata l’8 aprile, lunedì dopo l’Ottava di Pasqua. Per tutti noi e le nostre comunità è un momento molto significativo. Ma credo che per la comunità che vive a Loreto lo è ancor di più. Nella nostra parrocchia di Villa Musone abbiamo celebrato alle 9 la Santa Messa presieduta dal p. Angelo Sorti, superiore provinciale che era arrivato in visita alla nostra comunità il giorno precedente. All’omelia citando il Trattato n° 243 ci ha ricordato le parole di San Luigi: “Avranno un culto singolare per il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo, che si celebra il 25 marzo”.
Significativa è stata la partecipazione di tutti noi e dei sacerdoti della prelatura alla concelebrazione in Basilica alle 18,30. Presiedeva la celebrazione il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia e presidente emerito della CEI. Concelebravano con lui il nostro vescovo Fabio Dal Cin e l’arcivescovo emerito di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, mons. Armando Trasarti. Numerosi anche i sacerdoti di passaggio. La scritta in caratteri d’oro che scorre sulla trabeazione sopra l’altare in Santa casa “Hic verbum caro factum est” ci riporta al grande mistero dell’Eccomi del Figlio al Padre, reso possibile dall’Eccomi di Maria all’Arcangelo Gabriele. Mistero unico dell’Annuncio dell’Angelo a Maria e dell’Incarnazione del Verbo nel suo seno.
Ci risuonino nelle orecchie e nel cuore le parole di Montfort:
“In questo mistero Gesù operò tutti gli altri misteri della sua vita, poiché sin da allora accettò di compierli: «Entrando nel mondo, Cristo dice: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà…». Un mistero, dunque, che è compendio di tutti i misteri e ne contiene la volontà e la grazia”.
Lo Spirito Santo ci aiuti a “onorare e imitare l’ineffabile dipendenza che Dio-Figlio volle avere da Maria per la gloria di Dio suo Padre e per la nostra salvezza”.
Il giorno 10 febbraio la Comunità di “Villa Montfort” si è riunita con il Provinciale e il nuovo superiore per celebrare la Giornata mondiale del Malato.
La celebrazione Eucaristica presieduta dal Provinciale ha avuto due momenti significativi. Dopo l’omelia è stato letto il documento in cui si presentava il nuovo superiore e l’inizio del suo triennio dal 2 febbraio, e la Professione di Fede e del Giuramento di Fedeltà da parte di p. Francesco.
Di seguito è stato amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi ai confratelli di tutta la Comunità.
Terminata l’eucaristia ci siamo ritrovati tutti attorno alla mensa in un clima gioioso di fraternità.
Domenica 5 febbraio Ivan e Klemen, i due giovani in ricerca vocazionale, hanno iniziato ufficialmente il loro cammino e l’esperienza nella comunità formativa del pre-noviziato a Roma.
La celebrazione del breve rito è stata presieduta da padre Angelo Sorti, il provinciale della Provincia italiana dei Missionari Monfortani.
Come accennava p. Angelo nella sua esortazione, il cammino di pre-noviziato è il tempo in cui discernere la propria vocazione e quali sono le motivazioni che spingono un giovane a decidere di affacciarsi alla vita consacrata monfortana.
È la tappa dell’innamoramento in Cristo scoprendo la bellezza e la gioia di stare con Lui; di condividere gli stessi valori e ideali con altri giovani nell’esperienza della vita comunitaria fino alla scelta definitiva di lasciare tutto per seguire il Signore e mettersi al servizio della Chiesa e del Vangelo.
Ivan è un giovane di Zagabria (Croazia) mentre Klemen di Gorizia in Slovenia.
Facciamo a loro tanti auguri accompagnandoli con la nostra preghiera e li affidiamo anche alle vostre preghiere!
Maria, Madre di tutte le vocazioni, e san Luigi Maria di Montfort, pregate per loro e accompagnateli nel loro cammino vocazionale!
La Croce nella vita e nella spiritualità
di san Luigi Maria Grignion de Montfort
Si ripete sempre più spesso che la dottrina-esperienza di san Luigi Maria Grignion de Montfort – del quale oggi 28 aprile ricorre la memoria liturgica – prima che mariologica è cristologica, anzi soteriologica. «La croce», afferma René Laurentin, «sta al centro di tutta la vita e di tutta la predicazione del Montfort». Essa ha segnato profondamente la sua esistenza, la sua esperienza spirituale, l’attività missionaria, ed emerge prepotente, quale motivo fondamentale, dai suoi scritti. Si tratta di un amore, di una passione trasversale che percorre e unifica il personaggio. Nella croce di Cristo, nella follia di quel mistero di amore, egli ha ricercato il senso e il valore della vita, fino a identificare, in chiave paolina, la Sapienza con la croce.
Un leitmotiv che ritorna nella sua predicazione e nei suoi scritti, a partire dalle Lettere, in cui il santo svela la sua esperienza della croce. Così, in una lettera del 1702: «Ah, se i cristiani conoscessero il valore delle croci, farebbero cento leghe per trovarne una! Infatti solo in questa amabile croce sta racchiusa la vera sapienza che io cerco giorno e notte con sempre maggior passione» (Lettera 13). La ricerca della croce si fa più viva e forte in una missiva dell’anno seguente: «No, non cesserò mai di chiedere questo infinito tesoro, e credo fermamente che l’avrò, anche se tutti gli angeli, gli uomini e i demoni mi dicessero il contrario» (Lettera 15). Nel medesimo anno così scrive: «Quando possederò questa amabile e sconosciuta Sapienza? Quando verrà ad abitare presso di me? Quando sarò tanto adorno per servirle da rifugio, in una città in cui è ridotta sul lastrico e disprezzata?» (Lettera 16). Rivolto alla mamma, nel 1704, così si esprime: «Nella nuova famiglia in cui mi trovo, ho sposato la sapienza e la croce, in cui stanno tutti i miei tesori temporali ed eterni, della terra e dei cieli» (Lettera 20). Nel 1713, giunto ormai agli ultimi anni della sua esistenza, così riassume la parabola della sua vita: «Benedici Iddio per me, perché io sono contento e felice in mezzo a tutte le mie sofferenze, e non credo che al mondo ci sia nulla di più dolce per me della croce più amara se intinta nel sangue di Gesù crocifisso e nel latte della sua divina Madre» (Lettera 26).Nell’ultima lettera scritta nella Pasqua del 1716 si legge: «Sappi che attendo rovesci ancor più considerevoli e più sensibili, per mettere alla prova la nostra fedeltà e la nostra fiducia, per fondare la comunità della Sapienza non sulle sabbie mobili dell’oro o dell’argento, ma sulla Sapienza stessa della croce del Calvario» (Lettera 34).
A questi scritti privati bisogna aggiungere un documento pubblico chiamato Lettera circolare agli Amici della Croce (LAC), in cui Montfort presenta le linee fondamentali della perfezione cristiana centrata sul mistero della croce, da cui emerge l’esperienza della sua vita. Ciò spiega il linguaggio vibrante e radicale che fa dell’autore un eccezionale testimone di quanto annuncia e raccomanda: «Vi chiamate Amici della Croce. Che grande nome! […] È il nome sublime di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. È il nome inconfondibile di un cristiano. Amico della Croce è colui che porta veramente il Cristo. O meglio, è un altro Gesù Cristo e quindi può ripetere in verità: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”» (LAC 3-4).
«La Croce – proclama in uno dei suoi cantici – è un mistero/profondissimo quaggiù. /Senza una grande luce/non lo si intende. / Per comprenderlo è necessario/uno spirito sublime. /Eppure bisogna conoscerlo/per essere salvati» (Cantico 19, 1). La congregazione femminile, fondata da Montfort, reca non a caso il nome di “Figlie della Sapienza”, il cui fine interiore consiste nell’«acquisizione della divina Sapienza» della croce, come è affermato nel primo numero delle Regole.
La formula di consacrazione monfortana è rivolta alla Sapienza eterna e incarnata, espressione che vi ricorre ben sette volte. All’acquisto e possesso della Sapienza è finalizzata la consacrazione e, in essa, il ruolo e la missione di Maria.
Ma è soprattutto nell’importante opera L’amore dell’eterna Sapienza (AES) elabora una riflessione ampia e sistematica sul mistero della croce, in cui si manifesta la follia dell’amore di Dio per il mondo. Sono di particolare interesse i capitoli 12-14 nei quali si espone un programma di vita evangelica fondato sulla croce e concluso con una formula di singolare efficacia: «La sapienza è la Croce e la Croce è la Sapienza» (AES 180). Non basta conoscere tale Sapienza: è necessario sperimentarla, acquisirla, possederla. Con quali mezzi e per quali sentieri? Montfort ne propone quattro: anzitutto un desiderio ardente, che è un grande dono di Dio: «È la ricompensa alla fedele osservanza dei comandamenti» (AES 182). Un secondo mezzo consiste in una preghiera incessante: «Quali preghiere, quali fatiche non esige il dono della Sapienza, che è il più grande di tutti i doni di Dio!» (AES 184). Il terzo è costituito da una mortificazione universale: «Per comunicarsi, la Sapienza richiede non una mortificazione a metà oppure di qualche giorno, ma una mortificazione totale e continua, coraggiosa e discreta» (AES 196). E infine, ecco «il più grande mezzo, il più meraviglioso di tutti i segreti per acquistare e conservare la divina Sapienza: una tenera e vera devozione alla santa Vergine» (AES 203). Ella è la madre di Cristo Sapienza, è l’albero che produce tale straordinario frutto. «Qualunque dono ella ci faccia, non è per nulla soddisfatta se non ci dona la Sapienza incarnata, Gesù suo Figlio; ella è impegnata tutti i giorni a cercare anime degne di essa per donarla loro» (AES 207).
Nelle pagine conclusive de L’amore dell’eterna sapienza viene anticipato, in maniera sintetica, il contenuto del Trattato dellavera devozione, che a sua volta inizia con la formula classica e caratteristica: «È per mezzo della Vergine Maria che Gesù Cristo è venuto nel mondo ed è per mezzo di lei che regnerà nel mondo». La vera devozione alla Vergine, secondo san Luigi Maria Grignion de Montfort, costituisce dunque la via privilegiata per l’acquisto e la conservazione della Sapienza di Cristo crocifisso.
«La Croce di Gesù – affermò Pio XII in occasione della canonizzazione del santo – e la Madre di Gesù: ecco i due poli della sua vita e del suo apostolato. Messo in croce egli stesso, Luigi Maria era in diritto di predicare autorevolmente il Cristo Crocifisso».
Una distesa verde, un colle, tre croci fissate nel terreno e il limpido cielo azzurro della Loira: è questo il quadro della monumentale impresa di san Luigi Maria Grignion de Montfort, il Calvario di Pontchâteau, memoria visiva di una storia affascinante iniziata nel 1709 quando il santo francese, dopo aver svolto una missione di predicazione, decide di costruire — al termine di un per-corso che possa rappresentare la Via Crucis — la scena del Golgota con delle statue al naturale. I lavori cominciano nell’agosto 1709 e nel settembre 1710 è già tutto pronto per la solenne inaugurazione: la data, il 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Ma il Montfort non vedrà mai inaugurata la sua impresa poiché arriverà l’ordine del re di Francia, Luigi XIV, di fermare tutto. Il sogno si realizzerà soltanto nel 1821, più di cento anni dopo.
Oggi, questo luogo è meta di migliaia di pellegrini che grazie alla Via Crucis e al Calvario posto lì, sopra quel monte, rivivono con fede lo spirito del suo ideatore. Ma Pontchâteau non è solo questo: grazie alla sinergia tra il vescovo di Nantes, Laurent Percerou, e tutta la famiglia monfortana presente in questo sito, il Calvario sta divenendo sempre più un vero «atelier della fede e dell’evangelizzazione», come spiega a «L’Osservatore Romano» padre Santino Brembilla, da cinque anni responsabile del Calvario di Pontchâteau. «Da tre anni questo luogo è un polo importante per tutta la famiglia monfortana; sono, infatti, qui riunite le tre anime della nostra istituzione religiosa: i Missionari monfortani, le Figlie della Sapienza e i Fratelli di San Gabriele. Monsignor Percerou ci ha chiesto di pensare a Pontchâteau come centro nevralgico di evangelizzazione nella diocesi di Nantes. La domanda che ci siamo posti è stata: cosa trasmettere alle generazioni future? Abbiamo aperto così un dialogo con la diocesi per comprendere bene le possibili vie da percorrere affinché Pontchâteau non sia solo un monumento, ma un qualcosa di vivo, che possa parlare al fedele di oggi e di domani».
Questo dibattito ha prodotto una programmazione per i prossimi cinque anni, un progetto che si snoda in quattro punti fondamentali: il primo vede il Calvario divenire un centro spirituale per la diocesi di Nantes e oltre; il secondo pone lo sguardo sullo stretto legame con la parrocchia di Pontchâteau retta dagli stessi missionari monfortani; il terzo punto guarda ai giovani, con particolare attenzione all’animazione del luogo e all’evangelizzazione; l’ultimo punto si ispira all’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco poiché il sito dove sorge il Calvario si estende su quattordici ettari di natura incontaminata. È dunque possibile sperimentare, proprio in questo spazio, un rapporto armonico tra l’uomo e il Creato: «È un progetto grande e ambizioso ma che con l’aiuto del nostro santo fondatore sta già dando i suoi frutti come le due iniziative che vedono coinvolte due realtà che operano a Pontchâteau, il Villaggio San Giuseppe e il Cammino di consolazione».
Il villaggio vuole rispondere alla domanda: come possiamo aiutare i poveri? Uno dei punti più importanti dell’azione pastorale di san Luigi Maria Grignion de Montfort è stato, appunto, quello di essere vicino alle persone disagiate. Oggi, i monfortani vivono quello stesso spirito attraverso il villaggio: «Una coppia di coniugi appartenenti alla famiglia laica monfortana, oggi a Pontchâteau, vive la missione dell’accoglienza: nella loro casa vengono ospitate dieci persone disagiate; con essi vivono in fraternità, con essi pregano ogni mattino; li aiutano così al reinserimento nella società attraverso diverse attività come il giardinaggio e il lavoro manuale».
L’altra iniziativa, il Cammino di consolazione, vede coinvolte le madri che hanno abortito o che hanno perso spontaneamente i figli durante la gravidanza: «Questo percorso vuole sanare le ferite di un evento così traumatico grazie a un vero e proprio cammino di rinascita». Ed è così che quella Croce posta sul monte di Pontchâteau nel 1710 riesce a essere, ancora oggi, segno di risurrezione.
Il Superiore Generale ha recentemente autorizzatol’apertura di due nuove comunità per la Provincia di Italia.A seguito di un lungo discernimento e in risposta al voler “osare rischiare per Dio e l’umanità” la Provincia italianainfattiha accettato l’affidamento dell’unità pastorale “Val del Riso” nella diocesi di Bergamo e del santuario della “Madonna di Caravaggio in Codogno”, nella diocesi di Lodi. Queste due nuove fondazioni si collocano nel clima del 350° anniversario della nascita di Montfort e del 75° anniversario della sua canonizzazione.
Riguardo al santuario della Madonna di Caravaggio in Codogno, il26 settembre è stata firmata la convenzione tra il vescovo di Lodi, Mons. Maurizio MALVESTITI, e il Superiore Provinciale p. Mario BELOTTI, per un periodo ad experimentumdella durata di tre anni. Tale convenzione prevede l’incarico di svolgere i seguentiservizi: 1.Animazione pastorale nel santuario detto della Madonna di Caravaggio in Codogno, 2.Confessione e direzione spirituale per tutti: laici, preti e religiosi/e, 3.Percorsi di preparazione alla consacrazione a GesùCristo per le mani di Maria, 4.Disponibilitàalle richieste dei parroci della diocesi per la predicazione mariana, 5.Disponibilitàalle richieste di sostegno alla pastorale ordinaria da parte del parroco delle parrocchie della cittàdi Codogno ed eventualmente viciniori. Impegnati in questanuova avventura apostolica sono i confratelli P. Orazio ROSSI e P. Fabio LOCATELLI.
Il17settembrehasegnatol’iniziodell’affidamentoallanostraCongregazionedella responsabilitàparrocchiale dell’unità pastorale “Val del Riso”.Èstato il vescovodi Bergamo, Mons. FrancescoBESCHIad interpellare i Monfortani consegnando loro questo mandato. L’unitàpastorale comprende quattro parrocchie e un santuario mariano: S. Martino a Gorno, S. Maria Assunta a Oneta, S. Antonio abate a Cantoni, S. Bartolomeoapostolo a Chignolo, e il santuario Madonna del Frassino. Di seguito i tre obiettivi di questa fondazione in risposta anche alle attese del vescovo: 1.Testimonianza di una comunitàreligiosa–presbiterale impegnata nella realizzazione del tema della diocesi, “In cammino verso una parrocchia fraterna, ospitale e prossima”. 2.AnimazionepastoralenelsantuariodellaMadonnadel Frassino,cheinclude accoglienzadeifedeliedisponibilitàall’ascoltoattraversoilsacramentodella riconciliazione e la direzionespirituale. 3.Diffusione della “vera devozione” a Maria secondo lo spirito di san Luigi–Mariadi Montfort.
AssegnatiaquestoministerosonoP.AngeloEPIS(parroco),P. AldoBOLIS(vicario parrocchiale) e P. FrancescoFERRARIJr.(collaboratore parrocchiale).
In una lettera circolare rivolta ai confratelli della Provincia,il Superiorep. Mario BELOTTI ha ringraziato i cinque confratelli che hanno generosamente aderito a questi progetti augurando loro ogni bene pastorale, sostenendoli con l’incoraggiamento e la preghiera.
Domenica, 11 settembre 2022, la nostra Famiglia religiosa ha avuto la gioia di accogliere Paweł e Wojciech, due giovani provenienti dalla Polonia che al termine dell’anno di noviziato hanno emesso i primi voti religiosi.
La sera prima, dopo la preghiera dei Vespri, Paweł e Wojciech hanno rinnovato la loro consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria. Nel suo intervento il superiore provinciale, p. Mario Belotti, ha spiegato ai presenti che sia i voti religiosi che le ordinazioni al diaconato o al sacerdozio sono profondamente radicati nel Battesimo, il cui fine ultimo è di condurre alla sequela di Cristo. Ha ricordato che “Quanto più perdiamo di vista il Battesimo nella nostra vita – in particolare come religiosi e sacerdoti – tanto più ci allontaniamo dallo spirito di Gesù. Allora potremo diventare dei buoni funzionari… ma non saremo mai persone simili a Cristo e tanto meno saremo in grado di ispirare i fratelli e le sorelle affidati alla nostra cura spirituale e pastorale”. Consacrarsi a Gesù Cristo per le mani di Maria significa proprio mantenere “vivo”, vivere in pienezza il proprio battesimo, per essere conformati e “riprodurre” Gesù Cristo nella nostra vita mediante un abbandono totale in Maria, Forma Dei, Stampo di Dio. Paweł e Wojciech, prima che con le labbra hanno manifestato la decisione di offrirsi senza riserve a Gesù Cristo con il gesto di infondere un po’ di incenso nel braciere posto davanti all’altare.
Il giorno successivo, durante la solenne Eucarestia celebrata nella Chiesa Madre di Santeramo in Colle, Paweł e Wojciech hanno fatto la prima professione. Ha presieduto la liturgia il superiore provinciale, attorniato da numerosi confratelli, tra cui il consigliere generale, padre Marco Pasinato. Sono presenti i familiari dei neoprofessi, provenienti dalla Polonia, tanti amici della comunità del noviziato e un nutrito gruppo di membri dell’Associazione Maria Regina dei Cuori di Trinitapoli. Le voci del coro parrocchiale hanno accompagnato i vari momenti della celebrazione e contribuito a creare un devoto clima di preghiera.
Nella sua omelia il padre Mario Belotti, commentando il vangelo (cfr. Lc 8, 19-21), ha illustrato il cammino da percorrere per rispondere al desiderio di andare a Gesù e divenire la sua famiglia: è la Parola di Dio, ascoltata e messa in pratica, che rende madre e fratello di Gesù. Guardando a Maria, ha suggerito a Paweł e Wojciech i passi da seguire perché la Parola di Dio porti frutto nella loro vita: costante apertura ad accogliere la Parola di Vita; crescere nella gioia e nella beatitudine; la perseveranza che viene dalla preghiera, dalla meditazione, dalla pratica sincera della spiritualità monfortana e dal vivere un sincero senso di appartenenza e la fraternità.
Dopo l’omelia Paweł e Wojciech hanno letto la formula della prima professione, scritta di proprio pugno, che poi hanno deposto sull’altare, unendo così l’offerta della loro vita in castità, povertà ed obbedienza al sacrificio di Cristo. Hanno, quindi, ricevuto l’abito religioso, le Costituzioni della Compagnia di Maria e la grande corona del rosario. La celebrazione si è conclusa con la firma del registro delle professioni.
Ci si è, quindi, ritrovati nel giardino della comunità per condividere con Paweł e Wojciech la gioia di questo giorno di festa. L’intensa giornata si è conclusa con la preghiera del rosario, dei Vespri e la benedizione eucaristica.
Qualche mese dopo la sua ordinazione sacerdotale, san Luigi di Montfort così scriveva al suo direttore spirituale: “Ho un grande desiderio di far amare Nostro Signore e la sua Santa Madre, di andare, in modo povero e semplice, a fare catechismo ai poveri della campagna e spingere i peccatori alla devozione alla Santissima Vergine… io non mi sento degno di questo nobile compito, ma non mi posso impedire, viste le necessità della Chiesa, di chiedere continuamente e con gemiti, una piccola e povera compagnia di buoni sacerdoti che lo compiano, sotto lo stendardo e la protezione della Santissima Vergine”. Davvero la prima professione di Paweł e Wojciech è la risposta al desiderio di san Luigi Maria. Il Signore li benedica e li confermi nel loro proposito.
Sono tre i giovani che a Santeramo in Colle (Ba) hanno iniziato l’anno di noviziato monfortano.
Giovedì, 8 settembre, festa della natività della Beata Vergine Maria, Damian, Mikolaj e Alessandro al termine dell’anno di postulandato nella comunità di Roma, hanno ufficialmente iniziato il loro cammino di noviziato a Santeramo in Colle (BA).
Durante la celebrazione dei Vespri, in un clima di semplicità e sobrietà, attorniati dai confratelli della comunità, hanno chiesto al Superiore provinciale, p. Mario Belotti, di poter sperimentare durante quest’anno la vita monfortana, per seguire perfettamente Cristo, Sapienza incarnata, secondo il carisma di Luigi di Montfort.
Accogliendo la loro domanda, il Padre provinciale ha invitato i tre novizi a vivere questo tempo di grazia alla scuola della Vergine Maria, coltivando in particolare l’atteggiamento evangelico dell’ascolto! Ascolto della Parola di Dio, di se stessi, dei formatori, degli scritti di Luigi di Montfort, dei propri compagni di viaggio e della comunità cristiana di Santeramo in Colle, che già li accoglie con grande gioia.
Con l’augurio che sia Dio ad assisterli e ad accompagnarli nell’opera che intendono intraprendere e che Gesù Cristo sia per loro l’unico Maestro di verità, il Superiore provinciale ha consegnato a Damian, Mikolaj e Alessandro gli Scritti di San Luigi Maria Grignion di Montfort, spronandoli a conoscere e gustare gli insegnamenti del Fondatore.
A loro volta i tre novizi hanno presentato la “croce di Poitiers”, preparata nei giorni precedenti, espressione del desiderio di crescere come alunni della Sapienza crocifissa.
Ecco una breve presentazione dei tre novizi.
Damian Lula: «Sono nato il 23 dicembre 1988 a Myszków, in Polonia. Ho conosciuto i Padri Monfortani grazie a fratel Henaro, dei Fratelli di San Gabriele, in occasione di un pellegrinaggio al santuario di Jasna Góra a Częstochowa.
I regolari incontri di discernimento presso la comunità dei Padri monfortani piano piano mi hanno aiutato a scoprire una chiamata al sacerdozio. Così, alla fine di agosto 2019, ho iniziato il primo anno di postulandato presso la comunità monfortana di Częstochowa.
A fine giugno 2020 mi sono trasferito a Roma per continuare il mio cammino formativo nel secondo anno di postulandato, al termine del quale ho manifestato il desiderio di entrare in noviziato».
Alessandro Agricola: «Provengo da Agrigento e ho 26 anni. La mia “avventura” vocazionale ha il suo inizio nel 2015. Dopo la maturità in ragioneria mi riavvicino alla fede e avvio un percorso di crescita spirituale nutrito dall’incontro con la Parola di Dio mediante la lectio divina, dall’Eucarestia e dal sacramento della Riconciliazione. Riassaporo, così, la bellezza di stare vicino a Gesù e sperimento, pur nelle difficoltà, quella vera pace che il mio cuore cercava.
Vengo a conoscenza della consacrazione a Gesù per le mani di Maria insegnata e proposta da san Luigi di Montfort e, dopo un itinerario di preparazione, il 4 aprile 2018 mi do tutto a Gesù per Maria, entrando nel gruppo di laici consacrati della mia parrocchia. Ritenendolo un dono prezioso, provo un vivo desiderio di proporre lo stesso cammino nell’ambito universitario e tra i miei amici.
Nel settembre del 2019 partecipo a Loreto alle giornate di spiritualità mariana, organizzate dai missionari monfortani, dove conosco il responsabile dell’animazione vocazionale. Intraprendo un cammino di discernimento e, dopo essermi laureato in mediazione linguistica e culturale, chiedo di essere ammesso al postulandato. Non tutto è stato semplice per via del distacco dalla mia famiglia, dagli amici e dal mio stile di vita, ma nella prima esperienza in una comunità monfortana ho sempre sentito il sostegno della grazia di Dio, dei formatori, della preghiera di tante persone. Sono certo che tutto questo non mancherà nemmeno nell’anno di noviziato appena intrapreso».
Mikołaj Gacek: «Sono nato il 30 maggio 2000 a Breslavia (Wrocław), in Polonia. Dopo il diploma di scuola superiore, avviene un serio cambiamento nella mia vita: dalle priorità prettamente mondane e temporali inizio a ricercare valori che non appassiscono. La successiva conversione e apertura alla spiritualità mariana suscitarono in me un grande desiderio di dedicarmi completamente a Maria.
Dopo i pellegrinaggi al Santuario della Madonna Nera a Jasna Góra e poi a Medjugorje, ho avuto un primo sentore della vocazione, ma tuttavia in ottobre ho iniziato gli studi di Ingegneria Energetica al Politecnico di Breslavia. La chiusura “provvidenziale” delle università, a causa del covid, fa emergere i miei più veri desideri e comincio a discernere la mia vocazione. Incontro la comunità monfortana di Częstochowa, conosco il suo lavoro apostolico ed esploro la spiritualità di S. Luigi di Montfort, di cui avevo già letto qualcosa nel Trattato.
Dopo un periodo di discernimento vocazionale, nel giugno 2020 sono entrato nella comunità monfortana di Częstochowa e un anno dopo ho iniziato il postulandato a Roma».
Chiediamo una preghiera particolare per Damian, Alessandro e Mikołaj.